Recentemente è emersa la polemica circa il contenuto di Glifosato nella birra. La birra è bevanda dannosa di per sé per diversi motivi, quindi che vi sia o meno tale sostanza nociva in essa ha poca rilevanza; sarebbe come preoccuparsi del veleno contenuto nel veleno.

Resta comunque il fatto che, in generale, non ci dovrebbero essere erbicidi nel cibo e nelle bevande che ingeriamo. Monsanto, l’azienda produttrice del Glifosato (Roundup), ha fermamente sostenuto che questo erbicida è innocuo per gli animali e gli esseri umani, perché il meccanismo di azione che utilizza (che gli permette di uccidere le erbacce), chiamato “Percorso Shikimate”, è assente in tutti gli animali ed è presente solamente nei vegetali, come l’erba, o nei microrganismi, come alcuni batteri, per produrre aminoacidi ed altri composti utili per la loro vita metabolica. Questo, però, non corrisponde alla realtà, dato che il percorso succitato è una via biochimica presente anche nei batteri dell’organismo umano ed animale.

Ecco perché il Glifosato, contrariamente a quanto sostenuto, provoca danno sistemico diffuso in tutti gli esseri viventi. Molti aminoacidi aromatici straordinariamente utili al nostro organismo vengono prodotti dai batteri che colonizzano il nostro intestino e che tale sostanza colpisce arrecando danni indiscutibili. Per ogni cellula del nostro corpo, ci sono 10 microbi di vario genere, e tutti questi utilizzano il Percorso Shikimate. Il Glifosato provoca danno e morte al pari di un vero e proprio antibiotico (anti bios significa ‘contro la vita’) e distrugge la flora batterica, peraltro in modo selettivo, risparmiando quasi totalmente batteri patogeni come il Clostridium Botulinum, la Salmonella Entritidis, la Salmonella Gallinarum, la Salmonella Typhimurium, il Clostridium perfringens ed eliminando batteri utilissimi come il Lactobacillus, il Bacteroides fragilis, il Bifidobacteria faecalis, l’Enterococcus faecium, il Bacillus badius, il Bifidobacterium adolescentis e il Lactobacillus spp.

Con l’arrivo del Glifosato, dunque, batteri utili muoiono e tossine pericolose vengono prodotte dai patogeni, come quella botulinica.

Quest’ultima è la sostanza più tossica ad azione acuta conosciuta e, nonostante iniezioni della stessa siano state approvate dalla FDA Americana per uso “estetico”, essa resta una potenziale arma biologica, in quanto sono sufficienti solamente 75 miliardesimi di grammo (75 ng) per uccidere una persona del peso di 75 kg. È stato calcolato che solo 1 kg di questa tossina sarebbe sufficiente ad uccidere l’intera popolazione umana. L’innesco di uno stato di infiammazione cronica è dunque una minaccia reale e, con esso, anche la patologica cronica.

Ciò che di spaventoso è inoltre emerso dalle ricerche è che il Glifosato ha una relazione inversamente proporzionale alle dosi assunte. Quantità più basse hanno maggior effetto rispetto a quantità più elevate e quindi non esiste un dosaggio “sicuro” per questa sostanza. Gli studi effettuati sulla tossicità del Glifosato hanno mostrato anche legami con l’insorgenza di adenomi e carcinomi del testicolo, stimolazione della crescita tumorale nella ghiandola pituitaria, nel tessuto mammario delle femmine e nel rene.

Insomma, l’azione battericida indotta nel nostro intestino dal Glifosato (così come dagli antibiotici prescritti dal Medico) causa danni ingenti alla salute umana ed animale, poiché distrugge proprio i batteri che collaborano in simbiosi con il nostro organismo alla produzione di sostanze utili come Vitamine del gruppo B e K e aminoacidi aromatici come triptofano, fenilalanina e tirosina. Il Glifosato distrugge inoltre la metionina, un aminoacido essenziale sulfureo. Lo zolfo è uno spazzino incredibile del nostro metabolismo e distruggendolo si ostacola anche la sua capacità di auto-detossificazione. Ecco dunque che ci si espone al rischio di contrarre molte patologie croniche, e molte varianti del cancro. La contaminazione da Glifosato del cibo è quindi un problema serio, che non andrebbe affatto sottovalutato.

Invece, il Glifosato, è dappertutto. Se state pensando ai campi, avete ragione, i campi agricoli ne sono pieni. Il Glifosato viene assorbito dalla radice del cereale e si deposita nel chicco che viene mantenuto “integrale”. Ma per “dappertutto” si vuole intendere proprio ovunque.

 

Nel 2014, diversi test di laboratorio commissionati da Moms Across America e Sustainable Pulse hanno dosato il Glifosato a livelli compresi tra 76 μg/L e 166 μg/L nel LATTE MATERNO delle donne Americane, secondo una quantità tra le 760 e le 1600 volte più elevata di quanto l’UE permetta di trovare nell’acqua potabile. Anche se di molto inferiori ai livelli per la stessa acqua potabile permessi, per il Glifosato, dagli USA.

È anche stato trovato nel sangue delle donne Canadesi in quantità tali da produrre danni al sistema endocrino femminile fino a stimolare la crescita tumorale maligna nel loro sistema riproduttivo.

E ancora: uno studio in vitro su cellule umane ha dimostrato che il 15% del Glifosato passa la barriera placentare e penetra nel compartimento fetale. Lo studio dimostra quindi che la barriera placentare NON è in grado di difendere il feto dall’esposizione al Glifosato. La storia continua con il Glifosato che viene trovato nelle urine, insieme al suo metabolita AMPA (amminometilsolfonico), nell’aria e nella pioggia nel 75% dei campioni prelevati presso le regioni agricolturali del Delta del Mississippi nel 2007, negli organi interni dei manzi.

Una usanza che sta prendendo sempre più piede, soprattutto nelle parti a nord della terra che risentono di climi freddi o umidi, è quella di spruzzare il Glifosato sui campi per accelerare il processo di essiccamento del frumento . E non solo il grano viene trattato in questo modo, ma anche le lenticchie, le pesche, la soia, il mais, il lino, il riso, le barbabietole, i girasoli, l’avena. In pratica, nessuno è in grado di dire chi pratichi questo essiccamento innaturale e dannoso. I campi possono essere anche quelli coltivati in tutto il mondo, per quanto se ne sappia.

Probabilmente, il Glifosato è connesso all’aumento di coliti croniche come il M. di Crohn per possibile danno indotto dall’uccisione dei Bifidobatteri della flora umana. Questi ultimi possiedono la utilissima capacità di detossificare l’organismo, eliminando composti fenolici coniugandoli alla glicina, come avviene per l’acido ippurico (benzoilglicina, ovvero un composto dato dalla reazione tra acido benzoico e gruppo amminico della glicina). Dato che i malati di M. di Crohn hanno, cosi come anche gli obesi, rispetto ai sani, una escrezione urinaria inferiore di acido ippurico, ne deriva che questi soggetti sono a maggior rischio di malattie oncologiche come il carcinoma del fegato, del pancreas, del polmone, della prostata, del testicolo, del rene, a cellule squamose della pelle, del sistema endocrino non tiroideo e del tessuto emopoietico (leucemia), proprio perché è disinnescata la capacità di detossificazione.

Un recente studio pubblicato su Nature riferisce di danni epatici da steatosi non alcolica, prodotti dal consumo di alimenti contaminati da Glifosato.

In conclusione, dal 1996, l’uso del Glifosato è aumentato di 15 volte, secondo uno studio pubblicato nel Environmental Sciences Europe. Da quando il Glifosato è stato introdotto nel 1974, 9,4 milioni di tonnellate sono state riversate nei campi fino al 2014. Tanto è vero che questo erbicida ha assunto il poco gratificante appellativo di sostanza chimica più usata (barbaramente) nella storia umana. Molto bello il film uscito nel 2020 dal titolo originale di “Percy” e in Italia di “Il processo Percy) in cui si racconta la storia di un agricoltore dell’Alabama che combatte in varie cause fino alla Corte Suprema Americana contro la multinazionale Monsanto che con grande accanimento si impossessava di interi raccolti lasciando sul lastrico migliaia di agricoltori che spesso arrivano al suicidio. Il film, che racconta fatti reali, mentre mostra la grande potenza, anche politica, della Monsanto, non mette bene a fuoco il danno provocato all’uomo dal Glifosato.

Recentemente, analisi effettuate su 28 campioni di avena per colazione destinate ai bambini effettuati dal gruppo di lavoro sull’ambiente americano, l’EWG, ha evidenziato la presenza del Glifosato, principio attivo dell’erbicida della Monsanto, il Roundup, in tutti i campioni. Due dei 28 campioni presentavano livelli di Glifosato addirittura più elevati delle vitamine aggiunte ai prodotti. In una precedente indagine, lo stesso Environmental Working Group testò 45 prodotti commerciali (a base di avena, farina d’avena, granola, barrette ai cereali, venduti negli Usa) dimostrando la presenza di Glifosato in 43 campioni. I produttori dei prodotti in questione si difendono dicendo che il limite presente è inferiore a quello stabilito per legge. Noi invece siamo del parere che una sostanza tossica come il Glifosato, considerato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro come “probabilmente cancerogeno” per l’essere umano, debba essere escluso da qualsiasi alimento ad uso umano, ancor più se destinato ai bambini che già sono danneggiati dal consumo dell’avena in sè, figuriamoci da quella “corretta” al Glifosato.

Quindi il nostro consiglio è di evitare alimenti a base di cereali, in modo da evitare i danni del Glifosato e anche quelli dell’amido. Ketozona li ha, basta scegliere, per esempio i Keto Cocoa&Cream double biscuit, per una buonissima colazione.

Riferimenti

2. GreenMedInfo.com, Dec 15, 2112

3. The Dangers of Gliphosate: A Special Interview with Dr. Anthony Samsel by Dr. Joseph Mercola.

4. The Detox Project

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10. Moms Across America April 7, 2014

11. EcoWatch March 5, 2016

12. Environmental Sciences Europe February 2, 2016

13. Newsweek February 2, 2016

14. Rossi, M., Amaretti, A. & Raimondi, S. Folate production by probiotic bacteria. Nutrients 3 (2011) 118–134.

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18. https://www.nature.com/articles/srep39328

19.https://www.ewg.org/sites/default/files/u352/EWG_Glyphosate-2_Table_Full_C02.pdf?_ga=2.250700806.1009538609.1541415057-120383813.1530193884

 

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